Omelia di Mons. Ferretti del 24-04-2025
Cattedrale di Foggia, 24 aprile 2025
Quale grande grazia morire a Pasqua! Certo la morte non è mai benvenuta, fa paura sempre. Ma abbiamo vissuto insieme con profondità le solenni e antiche liturgie della settimana santa. Abbiamo accompagnato il
Signore nell’ultima cena, quando ci ha lavato i piedi. Nella passione, nella sofferenza della solitudine sulla croce, gli siamo stai vicini. Il giorno della Risurrezione, abbiamo gioito perché la vita ha vinto il duello con la morte
e Cristo è Risorto!
Proprio nel giorno in cui il Signore risorto ha piantato il suo vessillo di vittoria sulla morte, abbiamo gioito nel vedere il papa affacciato dalla loggia di San Pietro. Ci ha benedetto. A lungo ha benedetto il mondo e poi si è congedato da tutti passando ancora una volta tra le folle festanti della piazza.
All’alba del primo giorno dopo la Pasqua, il Signore lo ha chiamato a sé. Prima è risorto Cristo e poi ha chiamato con sé Pietro, perché potesse finalmente riposarsi in sua compagnia: “Seguimi!”
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù appare risorto e chiede a Pietro se lo ama. “Signore tu sai tutto, sai che ti amo”. E noi possiamo testimoniare che per papa Francesco questa risposta è stata vera fino alla fine,
nell’obbedienza e nell’umiltà del servizio al popolo di Dio. Non si è risparmiato fino alla fine. Ha sentito l’odore delle pecore fino a quell’ultimo giro di piazza di Domenica.
Ora cosa ci resta di questo pontificato? Una grande fiducia in Dio, che accompagna la sua Chiesa quando essa non si chiude e esce per le strade del mondo in una conversione pastorale e missionaria, che significa simpatia per tutti e empatia per le ansie, le preoccupazioni, le solitudini, le povertà e le ingiustizie. La Chiesa esce in uno stato di permanete missione,
apre le sue porte a coloro che vogliono entrare, invita ad entrare perché sa che la gioia risiede nella comunità ecclesiale e non nell’individualismo triste di chi sceglie la solitudine o peggio è lasciato solo dal mondo.
Una Chiesa ospedale da campo per lenire le ferite del mondo? Una chiesa che sporca le mani? E perché no? E cos’altro potremmo essere?
Forse un club per pochi puri? (che puri poi non sono mai).
“Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”.
Chiedeva San Giovanni Paolo II.
Ebbene questa via ci ha mostrato chiaramente Francesco. Ci ha
trascinato fuori. Ha tolto dalla Chiesa quel senso austero di dogana. Lo
sterile pastorale: “Tu si, tu no. Questo si, questo no”. E ci ha lanciato sulle
frontiere della misericordia, che certo rischia di sbagliare, di essere derisa,
imbrogliata, ma meglio così che chiusi dall’interno in una prigione/museo.
Forse anche per questo che il papa amava così tanto i carcerati. Scrive il
Cardinale Martini nelle sue memorie: “io mi sentivo veramente vescovo
quando visitavo i carcerati”. Il vangelo libera. E non vi è uomo più felice
dell’uomo libero nel fare il bene e nell’amare.
La vera prigione è fare il male; è l’egoismo che si condanna alla
tristezza. L’uomo libero è forte proprio perché misericordioso. Riflettiamo
su queste parole di Francesco “L’onnipotenza di Dio si manifesta
principalmente nella sua misericordia”.
Misericordia è accoglienza. Lui figlio di migranti, amava l’Italia, sua
terra d’origine, ma dall’Argentina c’è tornato da Vescovo di Roma.
Bisogna accogliere, accogliere. Lo straniero è nostro fratello, i bambini
sono bambini, e hanno diritto di crescere italiani, perché sono bambini.
L’incontro è il tratto caratteristico del vero cristiano. Gesù senza
pregiudizi, senza nemici, amava incontrare e dialogare con tutti, anche con
chi lo ostacolava. Papa Francesco ha percorso le vie dell’incontro, con le
altre Chiese, l’Ebraismo, l’Islam. Non considerava nessuno nemico e per
questo odiava la guerra. Fratelli tutti!
Ora chi si opporrà alla guerra? Alla nuova corsa agli armamenti? Chi
sarà la voce degli ultimi. Dei Poveri?
“Povero”. Gesù usa questa parola nel Vangelo sempre per definire
chi è più vicino al cuore di Dio. In Luca “Beati voi poveri, perché vostro è
il Regno di Dio”. In Matteo “Beati i poveri in spirito perché di essi è il
Regno dei Cieli”. C’è una unità tra i poveri materiali, i poveri spirituali e
chi si fa povero, umile per il Regno dei cieli. Sono le periferie umane ed
esistenziali. Il povero non è una categoria assistita dalla Chiesa, ma Cristo
stesso; ha il suo volto e chi si fa povero, possiede la chiave del regno.
Il Concilio Vaticano II chiede alla Chiesa di essere di tutti ma in
particolare dei poveri e papa Francesco ci ha fatto vivere il Concilio, non
in modo teorico o ideologico, ma inginocchiandosi e baciando i piedi, la
carne ferita di Cristo. Chi non ama i poveri e non li serve, non è cristiano.
La Chiesa che sente il grido dei poveri, ascolta anche il sussulto della
terra che viene sfruttata e sporcata. Il grido dei poveri e quello del pianeta,
scrive papa Francesco, si intrecciano.
L’uomo è miope, sporca, sfrutta, depreda, consuma, senza pensare
alle conseguenze. Sembra di tornare al tempo della torre di Babele dove
una umanità violenta si fa dio e non ascoltando la voce di Dio e dei suoi
profeti, si autodistrugge nella guerra.
La Chiesa deve denunciare questa cecità e aiutare i governanti a
costruire alternative. Cosa lasceremo i nostri figli ai nostri nipoti. Ci sarà
un futuro per loro? Chi ama protegge. Semina oggi perché altri raccolgano
domani. L’egoista distrugge se stesso e fa seccare la sua semente.
Questi e altri processi Francesco ha iniziato nella Chiesa e nel
mondo. Da qui non si può tornare indietro, sarebbe la rovina. La sua
grandezza di pastore verrà scritta, ma già da oggi ne cogliamo la grandezza
e ne raccogliamo i frutti.
Possa egli oggi, dopo tutto il suo lavoro, riposare nel cuore di Cristo.
Scrive nella sua ultima enciclica Dilexit nos: “Prego il Signore Gesù che
dal suo Cuore santo scorrano per tutti noi fiumi di acqua viva per guarire le
ferite che ci infliggiamo, per rafforzare la nostra capacità di amare e
servire, per spingerci a imparare a camminare insieme verso un mondo
giusto, solidale e fraterno. Questo fino a quando celebreremo felicemente
uniti il banchetto del Regno celeste. Lì ci sarà Cristo risorto, che
armonizzerà tutte le nostre differenze con la luce che sgorga
incessantemente dal suo Cuore aperto” (DN 220).
Oggi il nostro Santo Padre Francesco riposa nel Cuore di Gesù, che
ha amato e servito, e da lì certo continua a pregare e sperare per la Chiesa
e il futuro del mondo. Caro Papa e Pastore nostro, ci hai tanto amato, non
temere, tu sai che non ci dimenticheremo di pregare per te!