Matteo 5, le Beatitudini

Omelia di Mons. Ferretti del 04-10-2024

Solennita’ di s. Francesco d’Assisi – Parrocchia Gesù e Maria – Foggia

Cari fratelli e care sorelle,

         volgiamo lo sguardo oggi ad Assisi, città di Francesco e città della pace, dove nel 1986 si svolse la preghiera promossa da Giovanni Paolo II, a cui parteciparono rappresentanti di tutte le religioni.

Viviamo infatti in un tempo in cui ci si sta sempre più abituando alla logica della guerra e dello scontro, in cui le religioni vengono usate per dividere gli uomini.

         Per questo, oggi, ricordare insieme alla Chiesa e a tutte le famiglie francescane, Francesco d’Assisi, ci aiuta a camminare con lui sulla via delle beatitudini.

Se infatti ascoltiamo queste beatitudini dal vangelo di Matteo possiamo quasi vedere un ritratto di Francesco che, nella sua vita modellata sul Vangelo, le riassume tutte in sé. Ma fra tutte le beatitudini sentiamo oggi come l’urgenza di viverne una in particolare: quella di essere operatore di pace. Com’è possibile vivere questa beatitudine in un tempo così segnato dalla guerra? Mentre in tanti predicano l’odio, la violenza, mentre molti rivendicano la necessità di difendersi dagli altri che sono sempre più visti come nemici, com’è possibile seguire l’esempio di Francesco?  Proprio l’esempio di Francesco di Assisi e le beatitudini del Vangelo ci suggeriscono la via concreta per essere operatori di pace: è la via che passa dall’ essere “poveri di spirito” e miti. Cosa vuol dire?

La pace, cari fratelli e care sorelle, è qualcosa che si costruisce partendo da noi stessi, dalla nostra vita e dal nostro cuore. Per questo per diventare operatori di pace occorre diventare poveri di spirito e miti, come fece Francesco. Dimettendo l’orgoglio, l’arroganza, il senso di superiorità che non ci fa spesso ascoltare gli altri. Questo ci rende più umili, e più attenti alla parola del Vangelo. L’ascolto è un gesto di umiltà che mostra che tutti dobbiamo imparare, e che il Vangelo è la vera ricchezza che viene in aiuto alla nostra povertà. Essere poveri di spirito vuol dire aprirsi all’ascolto e non chiudersi nell’orgoglio di chi crede di non aver nulla da imparare. I poveri di spirito sono coloro che, come Francesco, radicano la loro vita nel Vangelo e non confidano nelle ricchezze e nella sapienza del mondo.

La Chiesa che ha messo nelle nostre mani la parola di Dio, ci invita ogni giorno a leggere la Bibbia e a coltivare il nostro spirito, ad ascoltare gli altri, soprattutto i poveri, e a non vivere chiusi in noi stessi. Francesco legge il vangelo di Marco in volgare all’inizio della sua conversione e si conforma ad esso.

L’altra beatitudine che porta ad essere operatori di pace è quella dei miti, che come dice il vangelo: “possederanno la terra”. Gli uomini spesso credono che per possedere la terra, per avere il potere, bisogna combattere, a volte anche con le armi. E’ un’idea che ha attraversato la storia, ma a cui il Vangelo si oppone con fermezza. La terra, dice Gesù, sarà conquistata dalla mitezza, da quell’amore cioè che nasce dal Vangelo e che porta ad amare i nemici e a pregare per i persecutori, a non opporre al male altro male, ma a vincere il male con il bene. Questo spesso ci sembra impossibile ma forse il problema è che dobbiamo ancora imparare a vivere questo amore. Con i nostri fratelli e le nostre sorelle nelle nostre comunità, con chi incontriamo nelle nostre giornate, viviamo la sfida della mitezza che spegne le piccole guerre che abbiamo nel cuore, le invidie, le prepotenze, le inimicizie! Essere miti cambia la vita e trasforma il mondo.

Francesco lo ha sperimentato quando, dopo la sua conversione, in un tempo di guerre di religione e di crociate scelse la via del dialogo andando a parlare con il sultano d’Egitto che era allora in guerra contro i regni cristiani. Fu una scelta coraggiosa in un tempo di difficile, un esempio di pace in un tempo di guerra; una scelta che nasceva dal Vangelo e che diceva a tutti che si poteva vivere senza combattersi.

Non è una scelta impossibile e la Chiesa di papa Francesco seguendo il vangelo e l’esempio di Francesco continua a lavorare per la pace in tante parti del mondo, come accade oggi nel tentativo di mediare per l’Ucraina. Oggi, giorno in cui ricordiamo anche l’anniversario della pace del mio amato in Mozambico, vogliamo pregare perché il Signore sostenga il lavoro del Papa e della Chiesa per la pace e il dialogo, perché il mondo sia protetto dal male della guerra e della violenza.

Quello della pace è un lavoro che comincia dal cuore di ciascuno di noi, e tutti possiamo diventare operatori di pace, aprendo il nostro cuore al vangelo, chinandoci sulla vita dei poveri, imitando il Signore Gesù che ha detto: “imparate da me che sono mite ed umile di cuore”.

Si, impariamo dal Signore: viviamo il Vangelo con la semplicità di Francesco, e ognuno di noi sarà un operatore di pace, luogo di pace e di incontro, speranza per tutti gli uomini.